Non sto scrivendo nulla.
Niente di niente. Mentre ci sono periodi in cui scrivo di tutto, riflessioni, frasi, in cui mi piace tenere la penna in mano e guardare fuori in qualche direzione, trascrivere quello che faccio, quello che mangio, trascrivere i sogni di tutte le notti. Altri periodi in cui non.
Senza motivi, e vivo in sospensione, come se fossi immersa in acqua e anice.
Ma leggo.
Tanto. E il godimento nella lettura non mi è mai passato, un vero amplesso della mente e mi dico a chi mai può interessare quello che scrivo io se al mondo si può leggere Dostoevskij o Garcia Lorca o chissà che altro. C'è gente che ha il talentop di rendere le cose eterne. Cose scritte 150 anni fa e che saranno valide anche fra 300. Ecco. Invece di girare lo sguardo intorno a se stessi o poco più in là riuscire ad avere uno sguardo universale. E' una cosa di pochi. Un talento di pochi. Saper maneggiare l'animo umano, le emozioni e i sentimenti riuscendo a trarne un respiro senza tempo.
Bisogna conoscere. Io non riesco a stancarmene.
…poi torneranno le parole dalle mani.
E non sarà la preoccupazione degli occhi altrui a fermarle, fioriranno… Fiore
che bello che dopo anni ci sia chi ancora mi chiama Fiore….
…e che ape sarei se dimenticassi?
Il tempo scorre, ma sono i passi che raccontano non il sentiero.
per me il concetto di universalità è una fregatura.
tu leggi e io parcheggio la moto sotto un albero e osservo.
ognuno ha il suo mondo e i suoi tramiti.
discernere le voci uniche che compongono la voce universale.
i gesti puntuali che compongono lo scorrere universale.
ci tocca vivere in un mondo disordinato.
chi guarda soltanto il proprio orto, ben delimitato e lavorato a strisce parallele, prima o poi viene divorato dalla depressione.
che guarda in giro a 360° magari non capirà una fava, di primo acchito, ma almeno compie un gesto.
e quindi: c'è posto per Dosto e c'è posto anche per te.
ogni scritto che viene dall'anima è nobile.
a noi la scelta: di leggerlo o transitare oltre.
Ancor prima di Annafiore fu Zygadena nelle intercettazioni splinderiane, era sempre un incanto. Io me lo ricordo bene. Era (e lo sarà sempre) qualcosa per cui valeva la pena di passarci, per meraviglia, o per istantanea immedesimazione, e per la gran delizia di interpretare ad occhi stretti o spalancati i flussi di luce e di oscuro che si miscelano con tutte le tempere possibili… meglio di una pinacoteca.
Simone! tu ci sei veramente sepre stato
Già solo questo vale la pena di essere letto.
Hai tanta ragione…………inutile aggiungere altro….buona lettura….smk