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ottobre 31, 2011

DIANE_ARBUS_A_flower_girl_at_a_wedding_1964TACCO

Quando ero bambina la mia città mi sembrava una palla di vetro di quelle che si trovano sui mercatini, ma a scrollarla non veniva giù la neve, ma una bella nebbia densa, fluida. Si procedeva a tentoni lungo i muri, come annaspando nel latte, era una nebbia che copriva gli alberi e le strade, che con le unghie ci benediva, toccandoci la fronte, ci spingeva avanti, ma avanti non è una direzione quando intorno è solo bianco e non esistono confini.
Quella nebbia lì non esiste più adesso, ora al massimo l'aria si condensa un pochino, diventa visibile, leggermente più solida, ma non è più nebbia, lei ci è finita tutta dentro i polmoni, l'abbiamo respirata a fondo, si è fermata nelle ossa, è la materia di cui siamo fatti noi e i nostri incubi migliori. I giorni di nebbia poi non contano, sono una sospensione priva di tempo, i nostri anni sono più leggeri di quelli degli altri.
La sua bottega nei giorni di nebbia non la si vedeva se non dopo aver attraversato la strada, quel posto mi attraeva e mi respingeva nella stessa misura, dentro c'era Tacco, il signore del latte, che sembrava aspettare ogni giorno il mio arrivo e il sorriso timido che però gli sbattevo dritto in faccia, ero così allora, invisibile a tutti ma niente era invisibile a me, guardavo tutti fin dove potevo senza tralasciare nessun gesto, nessuna parola, ascoltavo più di ogni altro, e forse per questo avevo sempre un'aria sfinita e impaurita. Tutto era sempre troppo ingombrante da contenere.
Avevo un po' paura di Tacco, perchè rideva senza denti e i suoi occhi rimanevano vuoti e tristi, era come la sua pelle gialla, come le pareti del suo negozio con gli scaffali mezzo vuoti su cui galleggiava qualche scatola di biscotti divorata dalla polvere. Lui, piccolo di statura, un vecchio, di quell'età che non si può dire con certezza, i capelli radi e unti appiccicati sulla testa. Mi chiamava vicino al bancone e, oltre al latte, mi dava sempre qualche cosa da portare a casa, una caramella, una carezza sul viso, un saluto per i miei. Lo ringraziavo con timore, mi pareva un po' deforme, mi sembrava troppo solo e forse pensavo a quel tempo che la cosa fosse contagiosa. Appena ero vicino lo chiamavo: "Tacco!", nessun'altra parola, e lui faceva una cosa con i piedi sul pavimento di legno, una piccola danza per far sentire il rumore dei tacchi, un piccolo scherzo a proposito del suo nome, che aveva inventato per me. La cosa lo faceva ridere di un piccolo riso e io ridevo per fargli piacere anche se non è che fosse così divertente.
A volte invece la nebbia mi faceva scivolare oltre, passavo veloce davanti alla sua latteria, non avevo tempo, ma con la coda dell'occhio la vedevo, sempre aperta, a qualunque ora del giorno, tutti i giorni, anche a Natale, Tacco stava lì, da solo, col suo latte fresco e tutto il resto vecchio di cent'anni, pronto a ridere senza denti e a fare la danza con i piedi.
Un giorno nella nebbia mi sono trovata grande e la latteria non c'era più, al suo posto un bar corridoio con le luci blu, poi più nemmeno quello. Tutte le persone di quella strada svanite, evaporate, e a me girava la testa e rivedevo tutti, voci, occhi azzurri, trecce, odore di focaccia, parole in dialetto, veloce, come se mi avessero girato al contrario. Il cuore dentro una morsa, invisibile ma umida, il respiro affrettato.
Poi tutto passa.
Ora quando vado lì, senza mani di nebbia che mi proteggano le spalle, tengo gli occhi chiusi, che nulla possa entrare, non voglio vedere, non voglio vedere me specchiata in qualche vetrina, non voglio ascoltare quello che c'è da sentire.
A occhi chiusi, che nulla possa uscire.

La foto è di Diane Arbus

13 commenti
  1. NominaNuda permalink

    A volte servirebbe davvero un velo di nebbia…

  2. Sinforosa72 permalink

    blogghino mio non morire…

  3. LaRugiada permalink

    Qui di nebbia non c'era così tanta come da te. Ora poi non si sa quasi più cos'è. Però la stessa morsa al cuore la provo anche io quando rivedo i luoghi della mia infanzia e niente è più com'era.

  4. RexEverything permalink

    il tuo blog vive y no muere…

    siam rimasti 4 gatti, anzi, 4 porcellin…

    tutti su troiabook, yea, ziocane.

    cmq a me il racconto è piaciuto assai, anche se sei un po' arrugginita.

  5. bersagliere permalink

    Tanti tacco son svaniti nella nebbia. bel racconto……..smk

  6. Raymond permalink

    Che forte Tacco …
    a me mi trovate nella nebbia! son quello che fuma "contronebbia" stringendosi al trench extralarge. Apparentemente poco affidabile ma sostenzialmente innocuo.
    Anche tu manchi sai Little Sister… ma è come se ci sei :)
    Comunque.

  7. lo_struzzo_nero permalink

    E' bellissimo questo ricordo, questo pezzo… come sempre quando Ti leggo rimango avvolto da un incanto…, A.B….

    baci

  8. Sinforosa72 permalink

    baci grazie a tutti voi

  9. pensieridicarta permalink

    io rimergo da un periodo un pò fullimmersciòn :)
    e mi dicono che splinder forse sbaracca?
    voi che fate?

  10. Sinforosa72 permalink

    ah sì? occorre salvare tutto?

  11. RexEverything permalink

    alla fine ogni piattaforma blog muore.
    ciao splinder, io prendo su la scialuppa e me ne vado, mancano 2 settimane e poi zot, sparisce tutto

  12. unovalelaltro permalink

    splinder  come la tua latteria
    addio Sinforosa 

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