Salta al contenuto
maggio 19, 2011

Oggi è morta Gilda.
E lo so che aveva 99 anni ed era tanto stanca, ma ora a me il mondo sembra molto più brutto, più vuoto, sapere che c'era Gilda era avere una protezione, una rete contro le cadute.
Indimenticabile Gilda con gli occhi color del bosco, stanotte sentirò cantare per te tutte le masche, e Peleena battere per terra i suoi due bastoni, e Targen con la sua cassa da morto in spalla, e nitrire forte la Cavallina Bianca, il pianto inconsolabile della Principessa Oliva. Tutti i personaggi delle tue storie ti battono le mani in cielo e ti aspetta anche Giuanin con le sue orecchie a sventola, improbabile principe azzurro che vedevi bellissimo.
Tu sai quanto mi mancherai.

maggio 4, 2011

gericaultla balena balenga..

Ognuno di noi ha dentro lo spettro della balena e ognuno attribuisce ad essa il nome che gli pare, in ogni caso è qualcosa da temere e amare quasi nello stesso modo e che, forse, rappresenta soltanto la dura lotta per la conquista di se stessi.
Chi può dire di non amare almeno un po' i detriti accumulati nel proprio cuore, tutte le cose inutili che gli abbiamo spinto dentro ma che col tempo sono diventati tessuti, sangue e vene.
E' difficile riconoscere il superfluo dall'essenziale dentro di noi.
Certo non è bello aver paura, ma cosa saremmo senza l'incubo-balena che ci compare nel buio senza fine delle notti?
Io non sarei più io senza le fragilità e i tremori, gli occhi sempre troppo lucidi e gli strati sabbiosi dei pensieri, ho finito con l'amarmi anche così, se è vero che da qualche parte mi amo, come si finisce con l'amare il carceriere, con l'amare di più gli insegnanti più severi o il compagno di scuola più discolo. Tutti capaci ad avere cura del proprio io semplice e lineare, sfido a tenere invece d'acconto la nostra parte scomoda, i mille spigoli che ci fanno urtare dappertutto.
I lividi.
Nella vita ci vuole fegato a guardare negli occhi la balena che di volta in volta prende lo sguardo della mamma, degli amori mancati, degli amici scappati, di chiunque ci abbia scavalcato o calpestato e dirle: "Ehi, ora fai i conti con me". E va a finire che poi che nella sua pancia, ingoiati dalla tempesta, troviamo un nostro alter ego benigno che ha gli occhi della mamma, degli amori mancati, degli amici scappati, che ci accoglie scaldandoci in un abbraccio in cui finalmente trovare pace.

il quadro: "La zattera della Medusa" Gericault

aprile 27, 2011

normal_balenaLa bianchezza della balena

Sebbene sia bianco il signore degli elefanti bianchi
Che i barbari Pegu pongono sopra ogni cosa
E bianche le pietre che i pagani antichi donavano in segno di gioia,
per un giorno felice
Bianche cose nobili e commoventi,
Come i veli di sposa
L'innocenza e la purezza, la benignità dell'età
Sebbene abiti bianchi vengano dati ai redenti
Davanti a un trono bianco,
Dove il santissimo siede, bianco come la lana
Sebbene sia associato a quanto di più dolce,
Onorevole e sublime
LA BIANCHEZZA DELLA BALENA
Niente è più terribile di questo colore,
Una volta separato dal bene,
Una volta accompagnato al terrore
La bianchezza dello squalo bianco,
L'orrida fissità del suo sguardo
che demolisce il coraggio
La fioccosa bianchezza dell'albatro,
nelle sue nubi di spirito
La bianchezza dell'albino bianco
E cosa atterrisce dell'aspetto dei morti
se non il pallore
Bianco sudario colore?
Spettri e fantasmi immersi in nebbie di latte
Il re del terrore avanza nell'apocalisse
Su un cavallo pallido
E pallidi i cappucci della pentecoste
E il mare nel suo richiamo abissale
Nell'antartico, bianco sconfinato cimitero, il bianco
sogghigna nei suoi momenti di ghiaccio
Il pensiero del nulla si spalanca nella profondità lattea del cielo
Bianco l'inverno bianco, la neve bianca,
bianca la notte
Bianca l'insonnia bianca, la morte bianca e bianca la paura è bianca
L'universo vacuo e senza colore
Ci sta davanti come un lebbroso
Anche questo è la bianchezza della balena
LA BIANCHEZZA DELLA BALENA
Capite ora la caccia feroce? Il male abominevole, l'assenza di colore.

(Vinicio Capossela testo liberamente tratto da "Moby Dick" Di H. Melville nella magica traduzione di Cesare Pavese)

aprile 7, 2011

Io, radice occitana,

sguardo altrove, sudore di mandorla

io malnata, mani in grembo, occhi virati verde inclemente

destino a cocci di vetro, vestiti pungenti

io rossa e viola a tratti scontornati, ginocchia abbracciate

goffa sirena, braccia a croce, rapida, schiva

rauca inespressa

pianura e collina a nidi di ragno

io tra le mie mani lungo tremito, petto fragile di farfalla

singulto liquido tra le gambe

nebbia a fiotti come sangue di vena,

io cuore di palude, nascosta in fuga,

io risate di fiume, notti,

salnitro dei muri viso di spettri

domani io, ieri

Ora scossa di strada e di pioggia sui vetri,

io ricamo il mio tempo paziente

di tagli obliqui, di strette profonde

io binari struggenti, grondaie rotte,

annego dubbi, mare lontano,

capelli di corallo e alghe.

Lampioni gialli di iodio, pavè lucido di pianto mio

 sbattuto a terra dagli occhi a secchi.

Io. Mi dimentico da adesso, prometto.

cavoli sono invecchiata..eccomi in retrospettiva…
dal lontano 2006
baci Ray tu c'eri

marzo 25, 2011

tencoNostalgia delle rose

Come sono cambiati i tempi, nelle canzoni lo si vede benissimo.
Una volta fioccavano le rose rosse e vari altri fiori, che tra tutti gli altri li ho riconosciuti e ci si ritrovava, come ridere, in ginocchio da te. E tutto era luna e cuore, ed estati calde e rotonde sul mare guancia a guancia, il sentimento era qualcosa di carnoso che potevi quasi masticare.
Poi gli anni '70 con le prime sensazioni svelate, calzette rosse in fondo a proibite cantine e insopportabili blue jeans che andavano assolutamente tolti. Ma il fatto è che i lunghissimi capelli di lei, sciolti sulla schiena, poi ingrigivano e rimanevano lì e l'amore era lo stesso per tutta la vita. Era una certezza.
Mentre ora. Si dice spudoratamente che si fa l'amore, Scanu lo fa in tutti i modi addirittura, e in tutti i luoghi e in tutti i laghi, e Mietta nella sua nuova canzone, lo fa sotto un abete e uno si immagina subito la scomodità degli aghi di pino che ti piagano le ginocchia e provocano indelebili cicatrici sulla schiena.
Grignani dice "ti amo" mentre fa l'amore, dice che vale di più, mentre io, vedi un po', ho sempre pensato il contrario.
E Giusy Ferreri dichiara a squarciagola che da troppo tempo non lo fa più e urlandolo così con le labbra dipinte aggressive e minacciose, c'è da chiedersi il perchè, magari il suo amore è fuggito spaventato.
Amori che durano ormai il tempo di una canzone, che si possono chiudere in un pugno senza carezze, poi si riapre la mano e non se ne trova più neanche il riflesso.
Quasi quasi ho nostalgia delle rose. Io non conosco amori che finiscano, nelle mani ho i tatuaggi di tanti visi, che cullo sola, pazienza, riflessi che si sovrappongono. 50 ferite, almeno. Scrivessi canzoni da poterlo raccontare, invece niente.
Fortuna che esiste ancora un Vecchioni che canta tremando di giovani e pensiero, con la voce che si rompe in mille scaglie rosse, aguzze e tintinnanti.

nella foto Luigi Tenco, per sempre bellissimo

marzo 23, 2011

fino a circa sei anni avevo gli occhi viola come Liz Taylor..
stasera guardo Cleopatra, il fatto che muoia sta gente vuol dire che è davvero finita un'epoca e noi siamo del tutto adulti….

(mi va di sparare cazzate per non pensare a cosa di tremendo succede nel mondo)

marzo 1, 2011

Sono state importanti per tutti, chi più e chi meno, tutti ne conoscono almeno una decina nei particolari, molti le sanno raccontare drammatizzandole, immedesimandosi nellla narrazione, per alcuni sono importanti ancora adesso che ormai sono cresciuti.
Nelle fiabe o nelle favole tutto assume un ruolo simbolico e onirico, tutto è cristallizzato in un periodo di tempo definiti. Tutto è bilanciato e in equilibrio, buoni, cattivi, comprimari, tutto è al posto giusto.
Facciamo un gioco: se vi favoleggiassero voi che ruolo avreste? che cosa rappresentereste? in che situazione vi vedreste?

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.