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Attimi da sentire sulla lingua

Subito sciolti come fiocchi di neve.

Dire sì sempre,  alla bellezza,  notte infinita. Si, è un mondo in cui stare finalmente bene. Dire sì.

Neve annulla confini e contorni, si posa dappertutto e dappertutto rende bianco, persino il rosso. Chilometri di vento in mezzo che fa sparire le parole inutili e calcifica come arabeschi azzurri di freddo, quelle necessarie. Bianco io, bianco il buio di lucine intermittenti. Neve sulle labbrafredde ormai.

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mare…

215537_1022124282067_6070_nIl mare mi ricorda sempre te, il suo odore dolcissimo che arriva improvviso da dietro un muro di pietra. Il mare, inesorabile, ogni volta mi riporta a te, a quando dormivamo insieme dopo avere tanto parlato, tutte le nostre lunghe notti, racconti e preghiere, libri letti, io piccola tra quelle pagine e tu che mi tenevi, la mente e il cuore nella tua mano. Mi guardo adesso e di te ho le lentiggini. Se ti penso mi viene da piangere e ritorno bambina quel giorno senza di te, improvviso e violento come un’esplosione fredda, un giorno di ghiaccio che fece crollare tutto il mio universo posticcio, dove tutto mi sembrava andare bene solamente perchè c’eri tu e quando te ne sei andata senza aspettarmi, senza dirmelo, tutto si è distrutto come un castello di carte, tutto quanto. Ed è come se mi avessero rubato la voce, è come se non avessi più avuto un posto Le notti sono tornate insonni, tutti sono entrati nel loro ruolo ma  non lo sapevano interpretare, ho dovuto rincorrere mia madre, farla diventare madre, tentare in ogni modo la scalata alla conquista del suo cuore. Per dieci anni l’ho corteggiata nel tentativo di tornare all’amore nutriente ed appagante che tu mi donavi gratis, e poi via se n’è andata anche lei e di nuovo tutto si è accartocciato su se stesso e ho dovuto inventarmi ancora. Senza di te è iniziato un incubo in cui niente funzionava, nessuno più aveva cura, nessuno mi pensava, nessuno badava se crescevo o implodevo e io nel dubbio mi rosicchiavo il cuore come un piccolo Ugolino. Ma questa è un’altra storia. Finchè c’eri tu io sono stata felice. Anche se sapevo che non era così che avrebbe dovuto essere, anche se sapevo che non toccava a te rendermi felice, non mi importava, a me bastava, a me pareva tutto bellissimo. Stare con te era essere compresi, era avere tutto il necessario. Perchè tu eri bellissima, ogni giorno. Volevi darmi solo il bello di te, mi nascondevi la tristezza, ma qualche volta la sorprendevo lo stesso nei tuoi occhi alla domenica mattina presto, ma solo perchè amavo spiarti quando non mi vedevi; per il resto era solo gioia che tintinnava fragorosa nelle tue risate. Dopo trentatrè anni sto perdendo il suono della tua voce, mi perdo i dettagli dei lineamenti, ma il suono della tua risata non lo dimenticherò mai perchè suggeriva al mio cuore come battere, ne dettava il ritmo, mi contagiava ogni volta, io che per natura ero malinconica e invisibile sempre. Non ricordo che giocassimo mai a niente, non eri quel genere di nonna, ma si stava sempre insieme e a me non importava granchè di giocare d’altronde. Mi raccontavi ore ed ore, era questo che facevamo, tu che facevi vivere per me un mondo di personaggi e le loro storie, tu e le tue sorelle, e io che ascoltavo e vedevo con gli occhi girati all’interno di noi. Io che vedevo. Con te sapevo sempre di essere al sicuro, non conoscevo freddo fame e privazione. Nonna mia mi hai reso orfana troppo presto, e ancora ti penso, quasi ogni giorno, nei minuscoli particolari della mia esistenza, nelle pieghe dei giorni sono quello che mi hai insegnato, nelle tazze di tè, nei sassi levigati dall’acqua, nelle notti ancora insonni. Se qualcosa so dell’amore vero, di quello che hanno bisogno i bambini, viene da te, se so dare qualcosa di me, se so ridere viene da te.

Nonnamore mio.

Rossi

Liquidi di mercurio e sale,

le dita in bocca come bambini divelti,

esplodere scintille dalla mente

che domina il cuore,  che scava nella pancia.

Prigioniera,  io, di sussurri e

di tutte le cose vere, sangue,  lacrime, sorrisi

in un mosaico, senza niente da capire.

Girandole trasparenti le anime vicine.

Trasformarsi continuamente in ciò che si ha bisogno

mentre un unico bacio trasporta vita a frange

vita che pulsa in cuori rossi appaiati tra le righe.

Sentire dalla pelle agli occhi la stessa essenza.

Velluto aspro, battiti d’ali tra le lenzuola,  acqua.

Schiuma in cui scolpirsi a vicenda,

riempire con un solo colpo tutti gli spazi vuoti.

Sentirsi rossi dentro profondo, fino alle ossa.

Nati apposta, trattenendo un respiro tempesta,

pesci senz’acqua ma con squame lucenti

Piccolo acrobata rosso

il mio cuore raggiunge l’onda.

 

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Io-Oi

petite E’vero, in amore amo la similitudine. Magari può essere visto come un limite ma io preferisco pensare che sia solo una caratteristica. Mi piace il linguaggio comune inventato lì per lì e che diventa subito mito, “lallare” come fanno i bambini, mi piace l’accoglienza senza spiegazioni e darsi sempre ragione non per costrizione, non perchè così l’altro si quieta, ma per approvazione, per un sì grande che gonfia il cuore.Ho il terrore degli abbandoni e come si fa a non averlo mai capito? Non mi si può minacciare sempre di andarsene via perchè io chiudo le paratie stagne per non farlo entrare. L’abbandono sinuoso che penetra dalle filure. Non mi sembra difficile. Magari è infantile, anzi di certo lo è, ma la vita è solo questione di trovare l’equilibrio, di stare in bilico sul filo dondolante affacciato sull’orrido di noi stessi. Non mi piace l’alterità anche se non la temo, non mi piace perchè è faticosa e sterile, l’amore è culla in cui stare bene, è non aver mai paura di dire, tirarsi gli stessi pensieri come palline colorate. Essere liberi, liberi dalla vergogna per una volta, liberi dall’inadeguatezza. Non sopporto chi mi vuole diversa, ci sono già io che mi voglio diversa, l’amore è qualcosa di buono, le spalle coperte, poter stare a guardare nel passato. Con gli occhi aperti sotto l’acqua del passato, senza essere richiamati immediatamente a un presente pieno di fatti, è non dire niente di sensato o dire frasi che contengono tutto. Non aver bisogno di raccontare ma volerlo fare continuamente, mescolare storie all’infinito fino a non distinguere più quale è davvero la tua e quale quella di chi ami, assenza di concretezza, fusione dei dettagli come per fare una statua in un unico blocco. Guardarsi come in uno specchio che ci rimanda finalmente un’immagine bella. Sono così. Si cambia è vero, solo gli stolti rimangono sempre fedeli a se stessi, forse qualche volta l’ho detto, ma ognuno contiene anche la propria essenza, basta che qualcuno la trovi perchè esista l’equilibrio, l’armonia, tenersi per mano per andare da nessuna parte, solo sentire che quella mano c’è. E, per sempre, è la parola chiave, per sempre è l’amore, l’amore senza bisogno, ma solo perchè quella persona ti piace da morire anche se non ti dà quello che vorresti, anche se non c’è niente da costruire, solo esistere da qualche parte insieme, fuori dal tempo, fuori dalle cellette che ci imprigionano ogni giorno come api operose. E non importa cosa sarà, perchè è, adesso. “Per sempre” sa anche trasformare se stesso se c’è bisogno, sa fare lunghi viaggi, è amicizia dell’anima, quella che non si ferma davanti ai pezzetti di ghiaccio lanciati dalla Regina delle nevi, ma corre sempre a fianco in lunghi binari paralleli che quando si incontrano da qualche parte fanno volare alte nel cielo un mare di scintille. L’amore non dimentica, non volta mai pagina ma resta a colorare insieme temperando le stesse matite.

(Nella foto quel matto bellissimo di Philippe Petit)

“però un cuore bionico non potrebbe danzare e sussultare alle suono delle canzoncine. Mah, magari rottamerò il mio quando sarà il momento, però uno nuovo bionico non lo voglio, preferisco morire sull’ultimo accordo di “la” con la favola dell’ “usignolo dell’imperatore” in testa 🙂”

Cit. little brother, Tanti Ma tanti Anni fa

Geografia

astiantiqua La geografia di me è tutta nuova, ancora da imparare. Passa dai luoghi delle radici, passa tra le torri e i selciati umidi, passa per la mia città, mia ovunque io vada, mia con quel senso di oppressione che solo lei sa dare, se chiudo gli occhi la vedo, non si muove. E c’è sempre un fiume, sempre, che sta a guardare o che invade, senza rancore, solo perchè è quello che deve fare. Ho negli occhi l’acqua, ancora e ancora, e ho nei miei occhi gli occhi di chi vedeva l’acqua, questo non può cambiare, ma ora sono diversa, mi tocco ed è tutto cambiato. Ci sono sul mio corpo nuove proporzioni, se mi tocco quasi non mi riconosco, ci sono avvallamenti dove c’erano colline, ci sono rilievi e increspature, tutto è cambiato, è tutto da disegnare un’altra volta. Questa volta non è stato il fiume, questa volta sono solo io. Per una volta guardo avanti, e mi metto in salvo, dai ricordi di questi giorni, ogni giorno qualcosa che affiora alla mente di schianto, i piedi bagnati le voci che si rincorrono concitate, la giovinezza che stava per finire di colpo, torte di compleanno sparite per sempre, bare di legno chiaro, nebbie incensi chiese, lacrime già ghiacciate, lumini accesi. Mi metto in salvo, mi sorrido buon Dio per una volta, non è colpa mia se io sono la sopravvissuta, anche a me stessa, non è colpa mia il lungo abbandono di chiunque sulla mia strada, non ho colpe, di questo. Guarda bene, i piedi sono asciutti finalmente, guarda bene. Arriverà un domani bello. Neanche ci faccio più caso, quasi, a tutto quello che mi è successo, il privilegio sottile di poter invecchiare. Perchè i ricordi di novembre si può anche guardarli lasciando colare su di loro piccoli sorrisi, come baci, basta pensare al bello e al buono. Ai profumi e al calore, perchè anche se di certo in un secondo tutto è cambiato, però in fondo a tutto c’è tanto tantissimo amore che da qualche parte mi è rimasto appiccicato e mi fa bella, mi vedo. E quindi altre sono adesso le telefonate da aspettare, senza paura, voci carezze, mani che sognano di sfiorare. Per qualche istante un desiderio culla in cui sprofondare. La protezione e la cura di esistere davvero, di essere me stessa e una sola mentre la geografia di me viene finalmente imparata con la punta delle dita. Alla cima dei giorni e non più sotto schiacciata, ad aspettare che si chiuda un’unica porta  lasciando tutto fuori.  Spero che gli uccellini mangino tutte le briciole che ho lasciato per arrivare, e dimenticarmi così la strada per tornare.

l’amore, niente meno

Con l’amore ho sempre avuto dei problemi. Nel far si’ che il mio venisse ricambiato, nel ricambiare quello di qualcun altro perchè, come tutte le cose, l’amore deve essere insegnato e io ancora bambina ho smesso di impararlo. E’ sempre stato faticoso, non si deve amare per ripicca, nè per gelosia, non si deve amare per orgoglio, per esistere, non si deve amare per competizione, nè tantomeno per bisogno. L’amore non può che essere gratuito. Come quello dei bambini. 44 anni fa era il giorno prima della mia nascita, mio fratello era un bel bambino biondo, capriccioso e fragile, e non sapeva che il giorno dopo, mentre lui era a scuola in un giorno qualunque, sarei arrivata io. Un nuovo giocattolo. Una sorellina adorante. Piccola. Non sono mai riuscita a cambiargli la vita, non è mai stato geloso di me, non ha mai lottato contro di me per la nostra piccola dose d’amore, non ha mai dovuto procurarselo con le unghie, come invece facevo io. E’ stato un privilegiato, e non lo sa. Ora io vorrei la sua mano di allora ad accarezzarmi la testa, vorrei i suoi baci appiccicosi, vorrei che fosse di nuovo bambino e ragazzo, non quello che è ora. Che io non conosco. Vorrei che mi parlasse di quella mattina, di che colore era la sua cartella, di che colore il cielo di Asti quando mi ha presa in braccio la prima volta e ha visto nel mio faccino i suoi stessi identici occhi. Il rapporto tra fratelli lo conosco bene, l’ho sempre indagato a fondo, questi ingranaggi si continua ad osservarli per tutta la vita, mettendo un po’ di olio quando appena appena si arrugginisce il meccanismo, tutto rimane intatto, quello che c’è di bene  e quello che c’è di male. Per noi, invece, tutto si è schiantato, in tanti novembre differenti e abbiamo smesso semplicemente di crescere, di formare il nostro cuore in strati d’amore sovrapposti, com’era giusto. E quindi, da allora, l’amore è sempre stato fatto di coriandoli, piccoli frammenti destinati a me, quasi per caso, mai davvero meritati. Una ladra che rosicchiava qualcosa che non ha mai ritenuto dovuto. Un buco che perde anima, che non è mai se stessa fino in fondo per paura che anche i coriandoli volino via portati dal vento. Nel momento. Mai nel momento se non dai vetri spettatrice, oppure a dare. Dare sì mi è sempre stato congeniale, non voglio niente per me, mamma, papà, non ci sono non esisto, ma chiedete io diventerò quello che volete, sarò il vostro desiderio realizzato, madre io, senza avere imparato ad essere figlia? Che cosa posso fare? Se non dare ancora, dare latte, dare parole, inventare storie, dare i miei ricordi insieme al pane quotidiano, all’incanto la me stessa che sono riuscita di nascosto a conservare, come un topo ogni sera nascondendo pezzetti di me nella tana del mio cuore. Il mio corpo. Una gabbia in cui dibattermi. Malsana regina di un regno fatto di niente. Mani, ossa, carne. Sono io? Dove sono rimasta? Guarda indietro e non ci sono. Non ero lì. Mamma papà perchè avete permesso che il mio corpo non mi appartenesse più, che lo vedessi estraneo e provassi desiderio di punirlo? Madre io, senza avere accettato il mio corpo, senza potergli parlare? Ma si può dare, si può accarezzare e cullare notti infinite, si può tenere tra le braccia e sul cuore migliaia di teste infantili, si possono ascoltare i loro sogni senza tremare. dare non mi ha mai spaventato. Dare, il mio cuore esausto che dona ancora senza pensare a cosa di me è rimasto da offrire. Ma poi. I coriandoli sono diventati azzurri. Un cuore fallato, che fa acqua da tutte le parti, ha una spina a riempire la falla. E’ sempre una spina e a volte fa male, con movimenti bruschi entra un po’ di più, ogni giorno un po’ di più, ma ha riempito la falla. Il cuore ha ritrovato i battiti, quasi quasi mi vedo. Certo. Vele stracciate e pur sempre nere, ma in qualche modo esisto. Mamma papà, esisto, anche se mi avete tradito fuggendo sempre, fino alla fuga finale. Anche senza la manina di mio fratello. Io madre, qualcosa ho fatto. Corpo ti guardo e quasi quasi rientro nella tua pelle. Sono bella, a volte i coriandoli si muovono e mi fanno il solletico, mi dicono parole dolci all’orecchio, qual è la voce dei coriandoli? E’ un mormorio piccolo piccolo, lontano ma che rimane dentro. Mi voglio bene, voglio bene a quella bambina tradita, a quella piccola guerriera che ha lottato ogni giorno della sua vita, per l’amore. Mi tengo stretta la mia spina, anzi, a mani nude la spingo più a fondo, non mi importa. Amo la mia spina. Rimani lì. Ti prego.

Ciao Anna piccola, ciao occhi di Daniele preziosi e belli, vi amerò tutta tutta la mia vita, ciao mamma papà è proprio grazie a quei vostri novembre maledetti che sono quella che sono e non voglio dimenticare niente. Ciao amore.20171012_164901

Prigionieri

20171020_080252Rettangoli di biancocielo imprigionati dai fili dei tram, le sagome dei palazzi che emergono improvvisi come ritagli di cartone da una nebbia inaspettata, le luci dei fari, frecce intermittenti, semafori che come occhi mi fissano attoniti rossi per aver troppo pianto. Le foglie cadute scricchiolanti intorno al loro stesso esile scheletro. Le mie mani. Magre. Il mio viso che appare e scompare nella mia memoria, prima, dopo, mai. Quando? Io, nel dubbio tra esistere e sopravvivere, nel non sapere mai chi aspettarmi quando mi guardo allo specchio, scelgo di scrivere. Sia che tutto diventi rosso per troppo amore o timidezza, sia che diventi nero di dolore rauco, io posso, devo, scrivere. Per sopportarmi. Oggi è il momento presente, piccolo, in mezzo a immensi detriti di giorni, mi aggrappo a me stessa per non schiantarmi dentro, mi sono sempre tenuta stretta, malgrado tutto, è così che deve essere, ma ogni volta che scivolo, le mie unghie incidono la consistenza del cuore. Quante smagliature anima di vetro. Quanta salita per essere sempre al solito punto. Nei miei occhi vedo sempre i soliti mucchi di neve sporca.