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Novembre

ottobre 31, 2016

Domani sarà novembre.

Speriamo che tenga la bocca chiusa, che nei suoi fanoni non passino vite, non rigurgiti lacrime. Stamattina era nebbia ovunque, ho scattato una foto, sembrava in bianco e nero, semplicemente la nebbia aveva annullato i colori. La nebbia ha ancora sapore di casa. Ho chiuso gli occhi e ho immaginato la mia città, di andarci da sola, di passaggio, una forestiera dal passo veloce, nella mia città da qualche parte c’è ancora una casa che conosco che sicuramente si ricorderà di me, nei muri ristagnano gli umori, quella casa è lì e in qualche modo mi aspetta. Ma la vera casa è appena fuori, al di là del torrente, la vera casa è vicino alla ferrovia e ha un lungo muro cieco su cui battere i pugni. La vera casa è piena di marmi bianchi e di lettere d’ottone, ha un odore nauseante di fiori vecchi, in quella casa, ad un’ora precisa, si accendono lumini rossi e non correre gioia, non cadere, non si cade al Cimitero. La voce di mia nonna mi rincorre ovunque e mi rimbalzano sul cuore le sue risate gocciolanti. Tutto questo ho veduto con gli occhi chiusi, ho toccato con le mani strette in grembo mentre non cedevo alla tentazione di andare. Stavolta non cedevo. La mia strada di nebbia mi ha riavvolta alla vita presente, al calore delle braccia vive, non sono più lì.

Non sono più lì.

Non. Sono. Più.Lì.

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From → derive

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